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Quindici euro per vedere la diretta tra Ragusa calcio e Modica, è protesta

I tifosi di fede rossoblù fanno sentire la propria voce soprattutto perché è interdetta la loro partecipazione allo stadio del capoluogo

05 Settembre 2026, 18:26

18:30

Quindici euro per vedere la diretta tra Ragusa calcio e Modica, è protesta

Quindici euro per vedere una partita dal divano: è la tariffa che ha mandato su tutte le furie i tifosi dopo l’annuncio del Ragusa Calcio, deciso a trasmettere in diretta streaming il derby con il Modica — apertura del girone I di Serie D — al prezzo di un biglietto intero.

Una richiesta che suona più come una provocazione che come un servizio.

La società azzurra ha comunicato che la gara di domenica 6 settembre, in programma alle 17 allo stadio «Aldo Campo», sarà visibile esclusivamente sulla piattaforma Ragusa Calcio TV, con accesso fissato a 15 euro.

La polemica è esplosa immediatamente, soprattutto tra i sostenitori rossoblù, già penalizzati dal divieto di trasferta disposto per motivi di ordine pubblico.

Per loro lo streaming rappresentava l’unica possibilità di seguire la sfida, ma a queste condizioni molti hanno preferito rinunciare.

Il malcontento serpeggia anche tra i tifosi ragusani: pagare quanto l’ingresso allo stadio per guardare la partita dallo schermo di casa appare una scelta sproporzionata.

Tanto più se si considera che l’accesso all’«Aldo Campo» costa 10 euro per le donne, 5 per gli under 14 e nulla fino ai 7 anni.

Il confronto con la scorsa stagione rende la decisione ancor più difficile da giustificare: tra marzo e aprile, le dirette delle gare interne venivano proposte a 8 euro. In pochi mesi il prezzo è quasi raddoppiato.

L’impressione è che il Ragusa Calcio abbia scambiato la passione per il profitto.

In un momento in cui il calcio dilettantistico dovrebbe puntare su inclusione e partecipazione, imporre una tariffa da pay‑per‑view per una partita di Serie D appare una scelta miope e poco rispettosa verso chi sostiene la squadra durante l’intero anno.

Il derby ibleo, che dovrebbe essere una festa del territorio, rischia così di diventare l’emblema della distanza tra società e tifosi.

Un’occasione mancata, insomma. Perché il calcio, soprattutto a questi livelli, vive di comunità, non di abbonamenti digitali.